Stemma del Comune di Portopalo di Capo Passero
 
Portopalo e
gli Anni 70
 
Stemma del Comune di Portopalo di Capo Passero

Anni 70, begli anni quelli. La Portopalo degli Anni 70 non era minimamente paragonabile a quella che vediamo oggi, eppure i giovani di allora avevano forse più iniziativa, più fantasia, sapevano sfruttare e organizzare al meglio quel poco che il paese offriva loro. E così in quel periodo nacquero le Radio Locali, le Società Sportive, le squadre di calcio, tutto sostituito in blocco adesso da scatole metalliche farcite di terminali e circuiti regolati dall'algebra binaria: i videogiochi e le Play Station. Nessuna demonizzazione, per carità: prima c'era il subbuteo, al limite il bigliardino, la passione per il gioco è innata in ognuno di noi, e oggi, grazie naturalmente anche all'evoluzione dell'elettronica (ma anche grazie alle migliorate condizioni economiche delle famiglie) quei passatempi manuali sono diventati digitali. Il male non è certamente nel gioco in sè, quanto nella misura, nella quantità.

Anni 70, gli anni delle feste sui terrazzi, nei garage. D'altronde cosa ci voleva? Poco, pochissimo: bastavano uno stereo e qualcuno che mettesse i dischi. Non era nemmeno necessario che ci fosse una ricorrenza particolare (tipo compleanni o robe del genere). Ci si metteva d'accordo la mattina, o anche il pomeriggio stesso a volte, e quella sera si ballava a casa di uno o nel garage dell'altro. Ed entravano tutti, non c'erano gli inviti, c'era posto per chiunque, non esistevano buttafuori e paradossalmente non c'erano mai liti. Erano gli anni di Stayn' Alive, dei jeans attillati, dei balli lenti; erano gli anni delle spiagge piene di tedeschi che invadevano il paese già dal mese di Aprile.

Anni 70, gran bel periodo quello per le Radio Locali. Era un grigio pomeriggio d'inverno, di pieno inverno, quando un un gruppetto di ragazzi appena maggiorenni trafficava con una lunga antenna sulla terrazza di una casa all'uscita del paese: chi teneva un cavo, chi un altro; due, o forse tre, cercavano di tenerla dritta lottando contro un vento gelido e fastidioso; altri ancora tentavano di fissarla al muro con staffe zincate. Alla fine quei ragazzi riuscirono nel loro intento, l'antenna era stabile e ben fissata. Era l'8 Dicembre 1977: iniziavano quel giorno le trasmissioni della prima emittente radiofonica di Portopalo, iniziavano quel giorno le trasmissioni della gloriosa Radio Capo Passero. Il paese era in fermento, la novità della Radio coinvolgeva tutti: il fatto di poter interagire con i programmi facendo una semplice telefonata e richiedendo una canzone o facendo una dedica era una cosa del tutto nuova, dal sapore particolare, che ti incollava all'apparecchio per seguire quel programma fino a quando non avessero menzionato proprio il tuo nome. Botteghe, negozi, commercianti facevano a gara per farsi pubblicità con il nuovo mezzo, un entusiasmo mai visto, tanto che nacque un'altra radio a Portopalo, Radio Terra Nobile, e poi un'altra, Radio Bascioni Bascioni. Poi la favola si concluse: per la restrizione delle frequenze, una legge impose il versamento di una forte somma cauzionale per chi avesse voluto proseguire l'attività radiofonica. Fu la fine: decine di emittenti locali furono falciate dal nuovo provvedimente legislativo, e fra queste cadde anche l'ultima Radio Locale di Portopalo, Radio Alternativa. Era il 1984, l'ultimo legame con gli anni 70, la radio, veniva così tranciato.

Anni 70, anni di campionati locali estivi giocati a Pantanello, su di un improvvisato campo di terra rossa, almeno fino al 1976. Dall'anno successivo in poi lo scenario dei tornei estivi di calcio si spostò altrove, sulla strada vecchia del Porto. Erano gli anni delle ginocchia perennemente sbucciate perché si giocava a pallone su strade non asfaltate, improvvisando come porta la saracinesca di un garage (quando andava bene, altrimenti due sassi o due bottiglie di plastica o vetro rappresentavano i "pali"). Erano partite interminabili, senza arbitro ne tempo di gioco: il limite era "chi arriva prima a dieci reti segnate", ma sapevamo tutti che, una volta raggiunto tale risultato si cambiava campo e si continuava a giocare. Ci si riposava un solo attimo, giusto il tempo di dissetarsi bevendo a canna da un cartone bianco e azzurro di acqua Fabia aperto con i denti.

Anni 70, gli anni in cui il centro della vita sociale era di fronte alla Chiesa di San Gaetano: lì veniva costruito il palco per le serate estive; lì si fermava l'autobus che collegava Portopalo a Pachino, un autobus di colore verde, piccolino, con soli 10 posti a sedere compreso quello del controllore, e tutto il resto della gente all'impiedi, un autobus scherzosamente chiamato "caicco" per le sue ridotte dimensioni (il "caicco" è una piccola focaccia che per tradizione si prepara durante il periodo natalizio) e per la sua scarsa manutenzione (non succedeva rararamente che nel tragitto Portopalo Pachino, essendo troppo pieno, l'autobus non riuscisse ad affrontare un tratto di salita se non dopo aver fatto scendere un po' di persone....). E di fronte alla Chiesa c'era il cartellone del Cinema Gozzo, l'unico del paese, che ad ogni fine settimana proponeva gli spettacoli del Sabato e della Domenica. Erano gli anni dei western all'italiana, di Sergio Leone, di Giuliano Gemma e Lee Van Cleef, ma anche di Bruce Lee con il suo Kung Fu, con i suoi invincibili manganelli. All'uscita del cinema poi i ragazzi cercavano di emulare le gesta e le mosse degli eroi dello schermo e non erano pochi quelli che artigianalmente si costruirono i manganelli proprio come quelli di Bruce Lee, ma i risultati furono disastrosi: teste spaccate se ne contavano a decine (e parlo anche e soprattutto delle teste di chi usava i manganelli, che nel tentativo di farli roteare se li spiaccicavano sulla fronte!)

Anni 70, gli anni dei Bee Gees, di un giovanissimo John Travolta che aveva contagiato un'intera generazione col suo modo di ballare, dei Boney M, di Bob Marley. Ma anche dei Cugini di Campagna e di Umberto Tozzi che puntualmente ad ogni inizio estate ci martellava con un suo successo ("Ti Amo" nel 1977, "Tu" nel 1978, "Gloria" nel 1979,...). Erano gli anni del juke-box che allietava le serate del Bar Furnò, ritrovo dei giovani del paese; gli anni in cui l'estate iniziava solo quando arrivavano le giostre e l'autoscontro a Scalo Mandrie verso metà giugno, e tutte le sere il paese si concentrava laggiù, fino alla fine di agosto; gli anni delle sere d'estate passate al chiosco, sempre giù a Scalo Mandrie, a gustare quegli arancini dal sapore unico, un sapore che mai più nessuno ha saputo eguagliare, il sapore degli anni 70...